Bellezza della complessità

Ho partecipato a una scuola sul buongoverno e la gestione delle dinamiche complesse, organizzata da RENA. Era a Matera, Capitale Europea della Cultura per il 2019. Ho scoperto dell’esistenza della scuola nel momento stesso in cui mi è stato chiesto di frequentarla. E anche Matera, l’ho visitata allora per la prima volta – è bellissima, piena di sole.

A propormi la scuola è stato il project manager della candidatura di Nuoro a Capitale Italiana della Cultura per il 2020. Mi ha detto: impara tutto quello che puoi, torna qui e raccontacelo. L’ho fatto con piacere, e ho quasi finito di riportare le mie suggestioni. Qui voglio scrivere qualcosa che aggiunga valore alla candidatura – non per il progetto, per la città. Suggestioni che spero siano utili a prescindere dal conferimento del titolo di Capitale. Ho già parlato di progetto, umanesimo, comunità, partecipazione, visione. Il tema della complessità ha fatto da sottofondo, ma merita di essere approfondito.

Ciò che è complesso non è anche complicato. Non sempre. Complesso è il volo degli stormi, complicato il cubo di Rubik. La struttura che sottende ad un sistema complesso è composta di numerose variabili, non immediatamente percepibili, combinate in modi difficilmente prevedibili, che interagiscono con altri sistemi altrettanto complessi. Un sistema complicato ha molti, precisi, passaggi determinanti, da applicare ordinatamente a una struttura rigida.

Parlo di complessità per scongiurare un male tutto contemporaneo, che genera ogni giorno mostri di ogni forma: troppo spesso si danno soluzioni semplici a questioni complesse. La candidatura è un processo complesso, e a me pare un buon approccio per affrontare Nuoro, la più complessa delle questioni. Non è complicato: scrivete un progetto decente, noi valutiamo e vi diamo un milione di euro. Poi ci si mette a scrivere e si scopre che le variabili sono numerose e diversificate, e alcune delle loro combinazioni sono imprevedibili e connesse in qualche modo ad altri sistemi, più o meno riconoscibili. È difficile. Meno male, perché c’è bisogno di mettersi alla prova.

Nei giorni finali della scuola, per realizzare un video, avrebbero dovuto chiedere a ognuno di noi un modo di affrontare il caos. Però c’era vento, non si poteva filmare e non se n’è fatto nulla. Io intanto avevo pensato a una risposta: forse occorre accettare di far parte del caos, rinunciare a ogni semplificazione e andargli incontro.

Il caos, la complessità, i sistemi liquidi: hanno almeno tre valori da consegnarci. Uno: la multiformità. Diverse variabili costringono all’ideazione di diverse soluzioni: sul piano sociale significa suddivisione delle competenze e co-progettazione – direzione comune; sul piano personale significa essere preparati agli imprevisti. Due: adattamento al cambiamento. Darwiniano: sopravviviamo solo se impariamo ad adattarci. Tre: sguardo d’insieme. Significa pensare in grande, essere profondi e ponderare le decisioni, muoversi dall’universale al particolare senza difficoltà. Basterebbe che dal processo di candidatura imparassimo questo, perché ne sia già, comunque, valsa la pena.

C’è poi un quarto valore, il mio preferito: la complessità non si capisce subito, ma ha un fascino irresistibile. Questo genera bellezza. Ed è forse il motivo per cui preferiamo osservare uno stormo di uccelli che doma le correnti ascensionali, piuttosto che i campionati mondiali di risoluzione del cubo di Rubik.

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