Lunghissimi pomeriggi piovosi

Non mi va di alzarmi.
Stare sdraiato sta cominciando a stufarmi.
Qui il telefono non prende il wi-fi, dovrei avvicinarmi alla scala, da lì prende.
Ma devo stare seduto e scomodo, per terra.
Per far scorrere le dita sullo schermo.
Tanto l’ho visto cos’hanno già pubblicato tutti: mare, gatti, cibo, tavoli del bar, sorrisi smaglianti. Non riaccenderò il telefono.
Magari per giocare.
Ha la batteria scarica, il caricabatterie è giù.
No, niente telefono.
Conto i buchi della tapparella.
Gioco a mettere a fuoco gli oggetti prima con l’occhio destro poi con il sinistro.
Avrei quasi voglia di leggere.
I libri sono sullo scaffale, e cioè non sul letto, e cioè non accanto a me.
Quindi non leggerò.
Non ho voglia di alzarmi, e neanche di stare coricato.
Telefonerei a qualcuno, ma ho la batteria a terra.
Ecco, vedi? Un ragno.
Posso seguirlo con lo sguardo mentre attraversa il soffitto da un angolo all’altro.
Fa di quelle ragnatele enormi, cavolo.
Ed ecco la mosca in trappola.
Che palle, non mi va di vederla morire.
Mi giro a pancia in giù e cerco di stare immobile, il più fermo possibile, come se dovessi tenere fermi anche gli organi interni.
No, niente.
Non riesco mai per più di un minuto.
Mh, fuori piove. Questo è interessante.
Guarderò le gocce scorrere lungo il vetro e farò il tifo per una di loro, vediamo quale arriva prima sul fondo.
Basta.
Potrei prepararmi un tè.
Ma credo che mi crogiolerò ancora per un po’ su queste lenzuola sfatte, ad attendere lentamente l’ora di cena.

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