Non per fame

Questi che mi girano attorno non sanno dove vado, delle mie notti insonni e della mia fame da cacciatore. Mi nutrono e mi dissetano, li convinco così in fretta da farmi quasi pena. Possibile che basti un mio sguardo dolce? Possibile che non sappiano? Non lo percepiscono dall’odore che mi porto addosso, non osservano i miei movimenti? Seguo, stano, uccido. Rapido e infallibile.
Un favore anche per loro, ma loro con la morte non ci convivono – non ne vogliono sapere.
 È anche merito mio, se la vita nella grande casa è più serena, e le donne non sono costrette a chiedere l’aiuto degli uomini: non c’è da mandare via nessun importunatore, faccio tutto io.
È la mia natura: intendo che non posso farne a meno.
Ed è la mia, questa natura: dal giardino della casa, circondato da un muro di cinta poco più alto di un metro, è facile sgattaiolare fuori. Da lì è tutta campagna, ed è lì che organizzo i miei piani criminali.
Questi non sanno, o non vogliono sapere, cosa si prova. E sicuramente sembrerò loro innocuo e docile, mi sfamano e a volte si sforzano di mettermi a mio agio. Ma io con loro non condivido niente. Io sono libero perché non devo scegliere, io mi godo il sole e sto sdraiato su un letto d’erba a crogiolarmi nella serena consapevolezza che da mangiare arriverà anche oggi, come ieri e come domani, nella paziente attesa di un’altra notte in cui portare a termine il mio compito.
La mia missione, la mia voglia, il mio istinto: chiamatelo come vi pare.
Esco, vado in giro, ammazzo. Dilanio, squarto, riduco in brandelli.
 Mi piace.
Questi non apprezzano, e mi schifano.
Io porto loro in dono i miei trofei, mi sento grande e importante, in casa c’è una cosa in meno a cui pensare.
Penso Guardate come ho messo al vostro servizio la mia crudeltà smodata.
Ma loro lo so, mi guardano e pensano Questo gatto non fa altro che portare teste di topo morto. Allora io le lascio cadere ai loro piedi, perché lo so che a loro fanno schifo. Mi giro, torno alla mia campagna e penso Fate come vi pare, umani di merda, schifatemi. Basta che mi diate da mangiare e mi diate da bere.

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