Novantatrè

Se avessi saputo a cosa sarei andato incontro avrei lasciato perdere.
Se avessi percepito quanto grande sarebbe stata questa stanchezza mi sarei fermato.
Se fossi stato consapevole del numero di volte in cui mi sarei ritrovato solo.
Se ci fosse stato il tempo di decidere.
Se avessi potuto prevedere il dolore e la rabbia.
Se esistesse un modo per avere idea del proprio destino.
Se fosse stato possibile incontrare una persona alla quale chiedere «che ne sarà di me».

Credo che avrei lasciato perdere. Invece ho potuto vivere ognuno dei miei lunghissimi giorni senza sapere niente in anticipo. Questa è una grande fortuna.
Ho cambiato ciò che potevo e accettato il resto.
Ho amato la musica e le foreste.
Non sono stato sempre buono.
Mi pento di cose che ora non avrei la forza di cambiare.

Sento tutti i miei novantatrè anni addosso. Dentro no, addosso. Questo stupido corpo non ce la fa più, e non voglio affaticarlo oltre le sue possibilità. La mia bellissima giornata volge al termine. Sono al tramonto della vita, con le nuvole rosse all’orizzonte, il tetto nero del cielo e Venere che sorge.

Per quanto senta la notte arrivare, come potrebbe non piacermi questo spettacolo? Non ho paura di niente. Il peggio che può succedermi è morire. Mi chiamo Thomas Wilken, ho ricevuto più doni di quanti ne meritassi e vissuto più di quanto molti sperano.

Se potessi scegliere come andare via, lascerei perdere: andrebbe bene comunque.
Questo è un modo di salvarsi.

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