Martedì 10 Marzo – Notte prima degli esami

(segue)

È martedì da due ore e cinquanta.

Sara ha mangiato una pizza, da sola, seduta sul suo letto, circa cinque ore fa. Sapeva che le sarebbe venuta sete, quindi aveva provveduto a lasciare una bottiglia d’acqua sul comodino. Evidentemente non è bastata: un nodo alla gola l’ha svegliata e costretta ad alzarsi dal letto per fare rifornimento di acqua dalla cucina.

Cucina fiocamente illuminata da una luce gialla.

“Chissà chi è il genio che l’ha lasciato aperto” pensa.

L’ha lasciato aperto Filippo, che gli si trova di fronte, con una mano sulla maniglia, le gambe piegate e la testa dentro il frigorifero.

Sara se ne accorge solo una volta dentro la cucina: troppo tardi per tornare indietro. “D’altronde, non possiamo smettere di parlare.”

–   Ciao, mi passi l’acqua?

Lui chiude gli occhi e non si volta. Pensa che forse, se un destino esiste, ha sicuramente dei modi strani di presentarsi e di far accadere le cose. E che, posto che esista, sia il caso di dargli retta o quanto meno lasciarsi andare e fargli fare il suo corso.

–   Niente, cercavo qualcosa da mangiare, sto guardando un film in streaming e ho dovuto staccare il modem per far ricaricare l’ip.

Lei non riesce a trattenere una risata e gli chiede l’acqua, un’altra volta.

–   Ah già, l’acqua, sì. Scusa, ero sovrappensiero. Tieni.

 

–   Sa’, scusami per il quaderno. Lo sai come sono fatto: male. Non ho resistito.

(A questo punto avrebbe dovuto proseguire, e dirle quanto gli avesse fatto piacere leggere dell’apprezzamento per lui, invece si ferma e aspetta una reazione, che non arriva.)

Riprende: – Scusami, davvero. Se vuoi ne possiamo parlare.

–   Non so tu, io ho sonno.

–   Io ho il film da guardare.

Ancora, inspiegabilmente, Sara ride. – Sei proprio carino.

La risata di Sara solletica un sorriso sul volto di Filippo:

–   No, scherzo. Possiamo fare domani sera. Cioè, stasera, dico.

–   Dai, ne parliamo domani.

 

È martedì da quindici ore.

Toc toc.

–   Marco, come facciamo con quei due? Lui come sta?

Marco alza la testa dalla scrivania, si volta verso la porta senza alzarsi dalla sedia, fa cenno a Chiara di entrare: – “Come sta”. È uno stronzo, io gliel’ho già detto, e probabilmente ora lo sta realizzando appieno. Stanotte pare si siano incontrati e lui non ha saputo fare altro che balbettare.

–   Lo so, lo so. Ma: tu te n’eri accorto?

–   Guarda, io credo che se ne sia accorta anche la nostra dirimpettaia. Sul cosa fare non lo so, stasera forse dovrebbero uscire insieme per chiarire. Se vuoi sapere cosa devono chiarire, non lo so.

–   Va be’, l’importante è che escano e smettano di comportarsi da bambini. Io e lei ieri abbiamo litigato, mi ha chiesto scusa con un sms, mi ha fatto troppa tenerezza per continuare a tenerle il muso. Sta attraversando un brutto periodo, la capisco pure.

–   Già. Speriamo bene per la mamma di Sara, domani ha l’ultima visita, giusto?

–   Mh-mh. Dai, ti lascio al tuo studio e vado a finire di ripassare. Sei sempre illuminante.

Conclude la frase con una risatina ironica e fa per chiudere la porta. Prima che si chiuda del tutto la riapre.

–   E comunque, come al solito hai ragione: è stato proprio uno stronzo.

–   “Illuminante”. Potrei metterlo nel curriculum.

Lo dice senza alzare la testa dai libri, ma sorride e fa un occhiolino. Chiara chiude la porta e si immerge nei suoi pensieri.

 

È martedì da venti ore e quindici minuti.

Filippo esce di casa e saluta.

 

È martedì da venti ore e diciassette minuti.

Sara esce di casa e saluta.

 

È martedì da venti ore e diciotto minuti.

Chiara e Marco si ritrovano nell’andito: lei con addosso un pigiama felpato e i capelli raccolti e fissati con una matita rossa e blu; lui con gli occhiali da lettura e un joystick wireless in mano. Entrambi sospesi fra l’incredulo e il divertito.

–   Ma due persone di quasi trent’anni possono comportarsi così?

–   Chiare’, sai come la penso, non farmi essere maleducato un’altra volta.

 

Mancano otto minuti alla mezzanotte di mercoledì.

Sara e Filippo rientrano a casa.

Entrano in cucina a posare le chiavi, ne approfittano per bere un bicchiere d’acqua. Si siedono al tavolo uno di fronte all’altro e si guardano senza parlare. A un certo punto lei scosta la sedia dal tavolo, rovescia la testa all’indietro per svuotare il bicchiere, si alza. Va verso il lavandino, sciacqua il bicchiere, lo ripone nello scolapiatti. Lui non riesce a smettere di guardarla e si abbandona al pensiero di quanto facile sarebbe adesso prenderle la mano con cui sta ritirando la sua borsa dal tavolo, alzarsi e baciarla.

Tant’è che si alza e la bacia, tenendola per mano, con gli occhi chiusi, per un secondo. Poi di nuovo. E di nuovo.

Fra un minuto sarà mercoledì.

–   Domani mamma ha una visita, devo andare a dormire o non mi sveglierò mai in tempo.

–   Se vuoi ti accompagno io in ospedale.

–   Sì, mi faresti un grosso piacere, grazie.

Arriva un sms al telefono di Filippo: “Sei meno stronzo del previsto, te lo concedo. Ora chiudete il portone e andate a dormire.” Anche Sara legge il messaggio, guarda verso l’andito, ride come non rideva da tempo e abbraccia Filippo, che posa la testa sui suoi capelli e scopre il suo profumo preferito.

(continua)

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