Lunedì 9 Marzo – Punti di vista

(segue)

I lunedì sono giorni difficili, si sa.

Sara è stata la compagna di banco di Chiara per tutti e cinque gli anni del Liceo. Come spesso accade, sono diventate molto amiche. Prima che andassero a vivere insieme, tutti le mettevano in guardia.

“Così si rovinano le migliori amicizie: andando a vivere insieme.” Glielo dicevano tutti, ma si sbagliavano.

Tant’è vero che stamattina Sara non è andata a lezione, si è svegliata tardi e non ha fatto nulla fino all’ora di pranzo. Ha pranzato da sola dopo che i ragazzi avevano finito, e si è richiusa in camera sua, fino alle sei. Alle sei poi è arrivata Chiara.

Sara l’ha raggiunta nella sua stanza e le ha chiesto di parlare.

–   Filippo ha letto il mio diario, dove parlavo di lui. L’ho lasciato in cucina sulla mensola, non mi sono ricordata dei sui turni e della sua dannata curiosità. Avevo (ho) la testa fra le nuvole, penso sempre a mamma e a come sta, a mio padre che non fa altro che chiedermi di tornare a casa a dargli una mano, questa primavera anticipata mi spossa e non ho le forze per fare nulla. In più quello ha aperto il diario, e ora…

–   Sara, calmati.

–   Fammi finire, poi mi calmo. Ha letto tutto e ora penserà chissà che, che sono innamorata di lui, che tutto quello che faccio in casa quando c’è lui è fatto per farmi notare, continuerà a fare il galletto, e sotto sotto sarà pure contento di averne fatta cadere un’altra ai suoi piedi. Perché tanto io sono come le altre… anzi, pure meno!

–   Sara, per favore, mi fai parlare?

–   No! Non voglio sentire le tue cazzate sul calmarsi, fregarsene, passerà, è normale, lascialo perdere, chiarirete! Come minimo sei pure contenta di aver ricevuto quella rosa da lui, non è vero?

 

Chiara apre la porta della sua stanza e invita Sara ad uscire, accompagnandola verso l’andito.

–   Ne riparliamo appena avrai voglia di ragionare. Per adesso, lasciami stare. Giusto perché lo sappia, ho buttato la rosa appena mi sono svegliata, avantieri. E ho pensato che Filippo è uno stupido, a non accorgersi di te. Stasera io vado al cinema, torno tardi, non aspettarmi sveglia.

 

Filippo e Marco si sono conosciuti all’ultimo anno delle superiori. Marco era un genio, Filippo un ripetente che è stato fatto sedere accanto a uno bravo per cercare di aiutarlo a studiare. All’inizio, come spesso accade, si odiavano.

Ora vivono assieme e non hanno segreti.

 

–   Fili’, certo che sei proprio stronzo.

–   Eccolo, lui, quello onesto e puro. Lo so, non lo dovevo leggere. Lo devo scrivere alla lavagna 100 volte? “Non dovevo aprire il diario di Sara”?

–   Su questo non ci sono dubbi, e ora che mi ci fai pensare, sei doppiamente stronzo. Mi correggo, triplamente.

Uno: perché trai conclusioni affrettate.

Due: perché non dovevi aprire quel diario, hai ragione.

E tre, che è il motivo principale dell’inizio di questa conversazione: perché non ti sei mai accorto di come Sara ti girasse intorno da mesi e hai avuto bisogno di un diario e di una figura pessima per scoprirlo.

–   Quando fai così non ti sopporto.

–   Lo so bene. Ma almeno rifletti sulle cose che fai. Comunque, hai chiesto per il volantinaggio?

–   Sì, ho chiesto, non serve più.

–   Bene, si direbbe che questo è il mio ultimo mese da fuori sede. O vinco alla lotteria o preparo le valigie e mi laureo da lontano. Addio, movida!

Lo dice in un misto di calma e rassegnazione, e finisce scandendo le ultime parole con tristezza.

–   Dobbiamo ancora chiedere in quel pub, non fare così. Piuttosto, dici davvero che Sara mi sta girando attorno da molto?

–   Non farmi ripetere cosa sei.

 

Sono nel balcone della cucina a fumare. Marco lancia la sigaretta senza averla finita, entra dentro e cammina lentamente, trascinando i piedi.

–   Vado nella mia stanza a studiare, ceniamo insieme?

–   Sì. Marco, ascolta: ieri, quando lei ha sbattuto la porta e se n’è andata, io mi son sentito come…

–   Uno stronzo? Te l’ho detto, sì.

–   Come… se mi avesse fatto piacere aver letto quella roba.

 

Marco si avvicina e dice: – Se vuoi un consiglio, evita di dirle così. Penso che a lei non abbia fatto piacere per niente. E io, se fossi in lei, ti prenderei a schiaffi, sentendomi dire una frase del genere.

Perché non le dici la verità?

–   Che verità?

–   Che non vedi l’ora di uscire con lei, stronzo. Io vado a studiare, pensa a qualcosa per la cena.

(continua)

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