Azzurro

Una ragazza scende dal letto a due piazze che condivide con il proprio fidanzato e si dirige verso il bagno della casa che hanno preso in affitto. Si spoglia e apre l’acqua della doccia. Si lega i capelli e si infila sotto il getto d’acqua. Lo scrosciare sveglia il ragazzo, che apre gli occhi per un attimo e cambia posizione.

Finita la doccia, la ragazza estrae un bikini da una busta di carta. Di fronte allo specchio se lo posa addosso e sorride: le piace come si abbina al colore della sua pelle. Lo indossa ed esce dal bagno. Sfiora con le labbra il collo del suo fidanzato e lo chiama sottovoce:

Vuoi vedere come mi sta, Da’?

Lui si mette a pancia in su, sorretto dai gomiti e sdraiato.

Sei bellissima.

L’imperfezione di un corpo amato è infinitamente migliore della perfezione di un corpo che ci è estraneo. È per questo che il giovane si alza, abbraccia la sua fidanzata e la bacia sul collo, facendole il solletico.

Davvero ti piace? Anche il colore?

È il mio colore preferito.
Non è vero, il tuo colore preferito è il verde.

Parlavo della tua pelle.

Si baciano di nuovo.

Dalla finestra s’intravede il mare della Grecia, piatto e imperlato di vele bianche. Fanno colazione ed escono, oggi è prevista un’escursione che si concluderà con un lancio in deltaplano.

Salgono, indossano l’imbragatura, esitano un attimo, si prendono per mano, corrono, staccano i piedi da terra. Volano.

Nel cielo, con il vento addosso e nessuna intenzione di posare mai più piede sulla terraferma. Sembra che negli occhi ci sia spazio per tutto il mondo, la bellezza spalanca le labbra in sorrisi.

Invece poi atterrano. Un’altra corsa, la sensazione di non riuscire a muoversi, levare l’imbrago e desiderare un bagno al mare. È per questo che prendono il primo autobus verso il paese e, senza neppure passare da casa, una volta scesi corrono verso la spiaggia come due quindicenni, lanciano i teli da mare e si tuffano, scomparendo per qualche secondo nell’acqua.
Emergono, e i secondi trascorsi in mare diventano minuti, poi ore.

Escono dall’acqua in tempo per comprare il pranzo dal mercato, cucineranno nella loro veranda.

Lui è più bravo ad arrostire, lei per oggi deve solo riordinare la spesa. Intanto lui si dà una rinfrescata e si cambia.

Sul tavolino in veranda ci sono le buste della spesa e uno zaino.
Dentro lo zaino c’è un cellulare.

Il cellulare squilla.

Da’, rispondo? È tua madre.

Certo che rispondi, dille che la richiamo dopo.

Buongiorno signora. Sì, suo figlio ora è sotto la doccia, gli dico di richiamarla. Ah, voleva solo sapere come va? Bene, signora. Tutto bene. Abbiamo fatto un volo in deltaplano e un bagno al mare, adesso cuciniamo due orate e stasera noleggiamo una macchina per visitare un paese qua vicino, c’è una festa. Com’è il mare qui?

Le domande semplici pretendono sempre le risposte più complicate. È per questo che si guarda attorno, fissa il suo ragazzo negli occhi, passa una mano sul legno del tavolo, respira il profumo del carbone acceso del barbecue, muove le dita dei piedi, alza le sopracciglia, sospira, sorride, guarda il mare luccicante sotto i raggi del sole di mezzogiorno e risponde:

Azzurro, signora.

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