Sul Fondo degli Occhi

Se riusciste a non pensare al freddo di questo periodo, quello dei cuori e quello della neve; se trovaste in voi la leggerezza di immaginare il sole tiepido sul vostro volto; se una volta nella vostra esistenza avete sentito il discreto pizzicare dei fili d’erba sulla schiena, e se ora riusciste a rafforzare quel ricordo, sapreste come si sentono Todd e Jacob.

Todd e Jacob sono sdraiati a pancia in su, nel verde ordinato di un parco abbastanza grande per l’intimità e troppo piccolo per perdersi. Ed è maggio, ed è quasi sera e c’è caldo.

Todd e Jacob che sono fratelli, Jacob è il più grande. Hanno rinunciato da tempo ad essere normali, dopo aver ammesso serenamente di non averci mai provato. Un po’ perché a loro non è mai interessato, un po’ perché nessuno da loro se lo sarebbe mai aspettato.

Todd è matto. Prende otto pastiglie al giorno, in due turni da quattro. A pancia in su, cerca fra le nuvole immagini che gli siano familiari, da poter associare alla forma di un qualche animale o oggetto che ha già visto. Ha le sopracciglia aggrottate e la fronte corrugata, ne vengono fuori un sacco di rughe, eppure è ancora un bambino.

Jacob vive con l’ossessione di essere sempre in ritardo, o in anticipo, o nel posto sbagliato. In realtà, spesso gli capita di sentirsi a suo agio (come ora, ad esempio, sdraiato accanto a suo fratello piccolo, a guardare il cielo senza pensare a nulla. A nulla davvero), ma non ha molta fede nel suo equilibrio mentale. Crede che non durerà, o che di lì a poco si renderà conto di essersi perso qualcosa. Ma in fondo, ha imparato a controllarsi. Sa vivere anche nelle situazioni non sue, non gli pesa poi tanto vivere in posti che non sono per lui, o che non lo sono più. Accetta di essere stato troppo lento e di non trovarsi dove vorrebbe, ma non si dà colpe. E non sa perfettamente cosa fare della sua vita, ma in questo è dannatamente normale.

Ora, dicevo, guarda le nuvole accanto a Todd, e questo lo tranquillizza.

Cosa vedi, Todd?

(Voi non lo capireste, perché Todd parla con la voce impastata, sono gli psicofarmaci che fanno quell’effetto. Voce bassa e trascinata, soffocata dall’insicurezza e dalle benzodiazepine. Ma Jacob certo che lo capisce, in tutti i sensi.)

Vedo quella specie di lepre che salta, la vedi anche tu? Tipo quella che c’era in campagna l’altro giorno quando sono andato con babbo a portare in giro il cane. Sai che ai cani non si può dare cioccolato perché per loro è tossico e muoiono? Io al nostro cane non gliene do, infatti. Anzi, mi sa che dobbiamo anche togliere la coperta dalla cuccia, se no con il caldo soffre. Anche noi dobbiamo iniziare a dormire solo con le lenzuola, vero Jac?

(Certo che ha capito, Jacob ha capito tutto. Ma si chiede come possano fare gli altri, a capirlo. Perché Todd parla anche con altra gente, mica solo con lui. E non tutti hanno la pazienza o la saggezza per capire quanto in fretta cambino le immagini nella testa di Todd. E ora Jacob è nuovamente preoccupato e si sente fuori posto, perché non sa se far notare a Todd di aver completamente cambiato argomento e dirgli che quello che dice non ha senso, oppure lasciar perdere arrendendosi al fatto che parlano i farmaci, non suo fratello. Alla fine decide di lasciar perdere e si arrende.) Dici che comincia a fare troppo caldo, Todd?

Mh – mh. D’estate mi porti al mare? Ma non a fare quei tuffi che mi fai fare tu, eh! Non è che mi puoi scaraventare in acqua come un pallone e sbatacchiarmi sott’acqua!

Non vuol dire niente, “sbatacchiarmi sott’acqua”.

Eh, va be’. Non mi puoi pizzicare o dare colpi sott’acqua.

Non te ne do mai!

Ecco, non darmene neanche quando mi porti al mare.

(Jacob trova il proprio posto in momenti così. Quando fa stare bene Todd.)

E in effetti adesso Todd ha tutta l’aria di stare bene, sorride senza dire nulla, e gli zigomi seguono le pieghe del sorriso fino a socchiudergli gli occhi. Poi comincia a ridere.

A cosa stai pensando? Perché ridi? (Jacob sorride anche lui, e ad ogni risata di Todd impara cosa significhi essere realmente felici per la gioia di un altro).

Ma Todd non risponde, è troppo preso da un qualche ricordo che gli riempie il cuore, lacrima dalle risate e non trova il modo di riprendere a respirare normalmente. Ride di gusto, affanna, tiene le mani strette sulla pancia, rotola ed è felice come un matto.

Mi sono ricordato di quella signora grassa che è scivolata dalla barca, una volta che eravamo al mare! Che ha fatto tutti quegli schizzi e ha fatto tutte quelle onde e tu le hai gridato “Balena!” – Risponde Todd dopo una decina di minuti, cercando di riprendere fiato.

Il sorriso di Jacob è quasi una risata, imbrigliato solo dalle fossette sulle guance. Passa una mano fra i capelli di Todd e guardandolo negli occhi afferma sicuro:

Certo che ti faccio ridere, di’ la verità.

Sì. (Pausa lunga, Todd non sa se parlare o no) Jac, hai più sentito Beth?

Beth era stata la fidanzata di Jacob, ma si erano lasciati da più di due anni, ormai. Nessuno ne parlava più, né in casa né fra gli amici di Jacob. A Todd invece, le persone rimanevano impresse.

No, non ci sentiamo da un sacco, Todd, perché?

Ma l’hai lasciata perché non le volevi più bene?

Non come prima, no. Sì, ma non essere triste. Se vuoi la possiamo incontrare.

No, no. Era per te. Volevo dirti che io ti voglio bene come prima, comunque.

Jacob non riusciva a parlare alle persone senza guardarle negli occhi. Quindi guardò Todd per ricambiare il ti voglio bene, e sentì di non essere mai stato così puntuale nella sua vita, così al posto giusto nel momento giusto.

Quello era il momento in cui sentirsi dire un banale ti voglio bene, da un fratellino matto con lo sguardo appannato dal Valium. E guardandolo negli occhi ci vide tutte le nuvole del cielo di maggio di quella sera, una lepre, del cioccolato, il suo cane e una donna grassa; i segni delle lacrime e un sorriso pieno di vita e per niente vacuo.

Pensò che un fratello matto che ha il mondo sul fondo degli occhi ma non saprà mai parlarne, non è normale. È speciale.

Se avete mai guardato dentro gli occhi di un matto e riuscite a ricordarvene, capirete.

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