Allergico

Non conosco nei dettagli le allergie, come funzionino, come si generino o come possano essere curate. So come vive un allergico, che strategie adotta tutti i giorni e come possa difendersi.

Sono allergico a un sacco di cose, da sempre. Non ho idea del sapore del latte né di alcun latticino o prodotto contenente latte – o meglio, me ne sono fatto un’idea, cercando di trasformare gli odori in sapori, ma è un gioco molto difficile. All’inizio era pure peggio, la mia lista dei cibi proibiti da bambino era ben più lunga – non scenderò nei dettagli.

Nascere allergici ha dei vantaggi. Minimi, ma pur sempre dei vantaggi. Soprattutto, chi nasce con delle allergie arriva a una certa età allenato; spesso si trova a parlare con altri, che allergici lo sono diventati per strada, che non sanno più come fare. Lontani dalla pizza senza mozzarella, senza il gatto in casa, senza più i bracciali d’oro al polso.

Io invece ho fatto le cose per bene: sono nato allergico a molte, moltissime cose. Andando avanti negli anni nessuna sostanza si è rivelata dannosa a sorpresa, e molte altre sono diventate tollerabili.

Nascendo ho aperto gli occhi su un mondo che non poteva essere mio del tutto, ma questo non mi ha mai turbato, né depresso, né fatto adirare, e questo è un vantaggio: penso mi abbia fatto bene essere consapevole dall’inizio di certi limiti e dalla loro non determinabilità da parte mia. Nessuno sceglie i propri limiti, ci nasci e ce li hai. Però non si capisce subito: nel mio caso le allergie mi hanno aiutato a visualizzare il concetto – in una torta di compleanno, nei maccheroni con il formaggio, nelle merendine per la merenda a scuola.

Poi c’è un altro vantaggio: io non penso mai alla sfortuna che ho nel non poter mangiare qualcosa. Semplicemente, credo non sia neppure una sfortuna. Mi parlano spesso di cosa mi perdo, e spesso si scusano, temendo di aver urtato la mia sensibilità. Come se pensassero: non può mangiare i dolci, in più infierisco sottolineandogli cosa si perda. Ma non c’è niente di cui scusarsi, niente che in quei discorsi mi urti o mi offenda. L’ironia del “non sai cosa ti perdi” è da prendere alla lettera: non lo so davvero. E allora, perché dispiacermi?

Magari qualcuno penserà a me eternamente infuriato contro il latte che non si fa mangiare senza farmi male. Non è così. È fuori dal mio mondo, sto attento e non lo faccio entrare nella mia vita, ma mica lo odio.

In un certo senso siamo tutti allergici a qualcosa. C’è attorno a noi, vicino o lontano, qualcosa o qualcuno che ci fa star male. Un modo di fare insopportabile, un volto detestabile, azioni da reazione allergica e frasi da shock anafilattico. È bene sapere dall’inizio quali siano e quanto male ci possano fare. E reagire escludendoli dal proprio piccolo universo è un buon modo per salvarsi. Non serve detestarli, per non stare male è sufficiente tenerli lontani. Il vantaggio del nascere allergici sta nel sapere cosa comprometterebbe il tuo stare bene, fin dal primo giorno.

Ad altri, meno fortunati, capita di imbattersi in una reazione allergica per strada e stare male per sempre. Allora iniziano a vivere con un rimpianto e la consapevolezza di non potersi più avvicinare a qualcosa che era stato parte di loro da una vita, e che da quel momento in poi resterà un ricordo lontano.

Infine, il più grosso dei vantaggi: scoprire, un giorno, di poter mangiare un cibo mai assaggiato, di poter stare a contatto con la propria coperta d’infanzia impolverata senza starnutire, di poter correre in mezzo alla campagna in primavera accanto al proprio cane, fra pollini e acari.

Non capita a tutti, bisogna essere un po’ sfortunati per apprezzare certe fortune.

Si dilata un mondo, hai d’un tratto più spazio per muoverti; la bellezza del trovare tesori insperati è impagabile. Chi nasce allergico ha in tasca la speranza di esserlo un po’ meno.

Ma se anche non dovesse cambiare nulla: va bene così, com’è sempre stato.

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