Inventare un inizio

Come quella volta in cui li svegliò il loro bambino. Lottava, come tutti abbiamo lottato più di una volta, contro il grosso problema dei brutti sogni – dire incubi è già troppo. Quella volta, stando al racconto, la colpa era di un orso che non smetteva di inseguirlo, ruggiva e ringhiava. Era andata bene, stavolta. Per tranquillizzarlo era bastato ricordargli quale fosse l’habitat dell’orso, e quanto fosse lontano da casa. Non bastò per mandarlo via dal letto. Lui temeva che l’orso potesse aver trovato un habitat adatto anche nella sua stanza da letto, a mezz’aria.

– Secondo me è così che riesce a entrare nei miei sogni, vero mamma? Non è mica un orso vero, è un orso da sogni, quindi può stare dove vuole!

Per quanto fosse una teoria interessante, non era il caso di mettersi a discuterla alle tre e mezza di notte. Ricevuto un sì molto poco convinto, trovò un posto fra mamma e babbo. Sconfiggendo i brutti sogni come tutti almeno una volta abbiamo fatto – o avremmo desiderato fare.

Li svegliò quindi il loro bambino. A parte l’episodio dell’orso, anche la mattina dopo.

– Sentite quest’odore? Oggi è il primo giorno d’estate!

27 maggio, niente a che fare con l’estate. Provarono a parlargli di equinozi e solstizi, di giorni fissi e di stagioni, semplificando un po’. Ma nell’aria ci doveva essere qualcosa di più convincente, tanto che pose fine alla discussione con un – Ma davvero non sentite questo profumo? Davvero non può essere che sia già arrivata? Be’, sarà la mia estate, allora. Io mi sento come se fosse già qui.

Diede un bacio a tutti e due e scese in salotto ad accendere la tv. Era presto per iniziare a prepararsi.

Una volta riappropriatisi del loro spazio nel lettone, poterono avvicinarsi, coccolarsi e sussurrarsi il buongiorno all’orecchio. Come ogni mattina, più uno strano profumo nell’aria – ma non sapevano dire se fosse l’estate. Nei cinque infiniti minuti dall’apertura degli occhi al freddo del piede scalzo sul pavimento può accadere di tutto. Non accadde nulla di particolare, eppure si sarebbero ricordati di quell’inizio di giornata.

C’era sempre quell’odore nell’aria, ma continuavano a non capire di cosa si trattasse. Lui si girò a pancia in su in modo che lei potesse poggiargli la testa sul petto, e rifletté a voce alta.

– Certo che i bambini sono straordinari, hai visto? Hai voglia tu di spiegargli le stagioni, il sole, la luna eccetera. Hai sentito cosa ci ha detto, in tutta risposta? “Mi sento come se fosse già qui”. Si è inventato un inizio, capisci?

– Ovviamente no, ma non ho intenzione di fermarti, vai pure avanti. Magari appena mi sveglio del tutto apprezzo. Lo baciava piano sul petto.

– Si inventano un inizio. Tipo: da oggi ho deciso di fare il pompiere. Ed è deciso, mica lo dicono per scherzo. L’estate? Inizia oggi. Pazienza tutto il resto, lui si sente così. Penso sia un buon modo di sopravvivere.

In genere, a questo punto, il discorso prendeva una piega interessante, le esposizioni delle teorie sul mondo avevano sempre qualcosa di buono. Lei allora incrociò le braccia sul torso nudo del marito, ci poggiò la testa sopra e prese a guardarlo negli occhi, attenta.

– Sopravvivere a cosa?

– Alla vita in generale. Pensandoci, uno si sente giovane finché è in grado di dire a se stesso cosa iniziare a fare e quando. Chi si sa immaginare da un’altra parte, con una nuova vita, chi si sente un tappeto rosso ai piedi, infinite destinazioni. È giovane chi sente di poter progettare, senza paura di fallire. Ma la paura è sempre negli inizi, nel primo passo, nelle prime volte. Quindi un giovane sa darsi un inizio, e questo mette in ordine il mondo, che altrimenti non saprebbe dove andare né come iniziare a muoversi. Uno diventa vecchio quando ha più rimpianti che progetti. Non c’entra l’età, come non c’entra il 27 maggio con l’estate. Si può essere vecchi a 18 anni e l’estate può essere iniziata oggi. Non credi?

– Tu queste cose le pensi ogni mattina ma le tieni per te, oppure oggi è un evento straordinario?

– No, in genere ne penso altre, ma comunque le tengo per me. Non hai risposto alla mia domanda.

– Sai cosa credo?

Fece in modo che i loro sguardi s’incontrassero.

– Tutti i miei inizi io so dove trovarli, perché quando ti guardo negli occhi mi fai sentire giovane.

Sorrise, la baciò e riprese a fissarla.

– Mamma! Ma sei sicura sicura sicura? Nessun orso potrebbe galleggiare nell’aria della mia cameretta? Nessuno nessuno nessuno?

– Non so, magari qualcuno sì. Vuoi che ti accompagni a controllare?

Le tese la mano: – Sì.

Mentre scese dal letto accarezzò il braccio di lui, che le strinse la mano e le mandò un bacio. Lei, già in piedi, gli diede una strizzatina d’occhio e scomparve dietro la porta, mano nella mano del loro bambino.

Lui dal letto ripensava a quella frase. Guardò fuori e ammise a se stesso: – Se anche piovesse, o non ci fosse alcun profumo, oggi sarebbe comunque estate.

Però c’era il sole. E c’era, a saperlo sentire, un profumo speciale.

Forse iniziava l’estate. Forse l’aveva fatta iniziare lui.

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